Dipendenza

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Nel consumo ripetitivo il soggetto che ha una dipendenza cerca di regolare qualcosa in relazione al corpo e all’Altro.

C’è ricerca di soddisfacimento e il soggetto riesce a raggiungere l’equilibrio attraverso il consumo? Evidentemente no, la dipendenza ci mostra che qualcosa fallisce.

Più-di-godere

Il soddisfacimento di cui si tratta non basta mai. L’oggetto consumato sembra servire alla sopravvivenza dell’individuo. Chi è diventato dipendente dalle droghe testimonia della difficoltà di non farne uso, di non prenderne più del necessario, di non volerne morire, ma anche di non poter vivere più a lungo “senza”, ecc. Ogni caso di dipendenza riguarda un consumo che ha lasciato il piacere (una regolazione omeostatica fra soggetto e corpo) molto dietro di sé. L’insegnamento di Lacan degli anni ’60-’70 consente di spiegare questo “soddisfacimento” come un più-di-godere che si compie in silenzio e senza legame con l’Altro . La dipendenza punta a un godimento che non è legato al significante, alle leggi del linguaggio. Il consumo vi si addentella direttamente. Questo faticoso mulinello di voglia di sostanze non ha alcuna affinità con il desiderio – effetto di una mancanza e sostenuto da un fantasma – che cerca di rispondere a una perdita che non può che essere originaria. Conformemente al discorso capitalista, la dipendenza mantiene una mancanza-a-godere , che deve semplicemente essere completata da un più-di-godere.

Si consuma fino a consunzione

Il cosiddetto equilibrio è di quelli con cui il soggetto tenta di regolare il rapporto spesso fragile con il corpo, per mezzo dell’oggetto consumato. Al tempo stesso, questa “regolazione” fuori-parola presenta anche un rischio per il fatto che in un certo modo l’oggetto scava questo rapporto con il corpo. Il rovescio della soluzione offerta dalla dipendenza assomiglia a quello che Lacan sottolineava come la crisi del discorso capitalista: “basta perché proceda come su delle rotelle, non potrebbe correre meglio, ma appunto va così veloce da consumarsi, si consuma fino a consunzione” .

Evento di corpo e Reale

Il soggetto dipendente sembra aver scelto un oggetto privilegiato fra tutti gli altri. Una droga preferita ha la meglio sulle altre. Sembra esserci stato un posto vacante, e dopo una domanda di assunzione riuscita, la faccenda viene semplicemente ripresa, anche se grazie all’oggetto che è ormai al comando. Ci si può chiedere chi o che cosa ha scelto per chi o cosa? Che cosa determina il match? Intendendo la dipendenza come radice del sintomo , la fonte da cui si ripete senza sosta lo stesso Uno inestinguibile , il clinico può concludere che l’oggetto preferito ci insegna qualcosa a proposito del reale. Ciò che rende dipendenti ha a che fare con questo oggetto, prende posizione nei suoi confronti. Tenta senza sosta, come una necessità, di trattare un evento di corpo, un’irruzione di godimento estremamente singolare.

Soggetto

Come si posiziona il soggetto di fronte a questa ripetizione insaziabile, monotona? Per l’orientamento della cura è importante sondare la posizione del soggetto e valutare la funzione della dipendenza. Temporaneamente o no, il consumo sospende la questione del desiderio. La frase seguente citata da Lacan a proposito della droga – “rompere il matrimonio con il pisellino” – ci indirizza verso una rottura con il fallo che orientava il desiderio. Ma in questi casi la struttura è talmente organizzata che il fallo è disfunzionale o non conta più, la dipendenza diventa una protesi, nel senso che un troppo-pieno pulsionale può essere troppo svuotato (sedazione) o una mancanza di vitalità può essere artificialmente trattata (eccitazione) . In questo contesto, Pierre Sidon parla della dipendenza come mantenimento del “démariage con il pisellino” .

Tutti dipendenti?

Dobbiamo intendere questo stato di démariage come un sinonimo della psicosi?
Non necessariamente. Il modello del consumo che trova il suo esempio paradigmatico nella tossicomania è diventato oggi banale, piuttosto la regola che l’eccezione. Dipendente da niente? È il caso di andare a incontrare un’analista!

In silenzio, isolato, accoppiato con l’oggetto e il più-di-godere per rispondere a un certo “stato del corpo”, ecco la modalità di godimento per eccellenza che ha fatto diffondere il discorso capitalista a macchia d’olio nella nostra società.

Clinica

La psicoanalisi esamina queste dipendenze a partire da un interesse per questo oggetto – l’eroina non è la cocaina, un eroinomane non è l’altro, un game non è l’altro, un partner non è l’altro – e per le funzioni che esse occupano, sostenuta da un amore di transfert a partire dal quale, eventualmente, qualcosa di nuovo può essere reso possibile, al di là di questi “anti-amori” che sono le dipendenze.

Traduzione: Ilaria Papandrea

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